L’Ocse elogia le misure sviluppiste
La manovra va al Senato e i critici nel Pdl incalzano il Cav.
Tempi record per la manovra finanziaria. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha convocato infatti già per oggi pomeriggio l’assemblea-lampo che servirà ad annunciare ufficialmente il calendario dei lavori per la legge di conversione del decreto di stabilizzazione dei conti pubblici: il 22 agosto se ne occuperanno le commissioni Bilancio e Affari costituzionali, poi l’Aula a inizio settembre. Intanto sulle singole misure continua il dibattito anche nella maggioranza di governo. Leggi Pensionare i falsi riformisti
18 AGO 20

Polemiche, in particolare, sono suscitate dal cosiddetto “contributo di solidarietà” che sarà pagato dai dipendenti con un reddito lordo superiore ai 90 mila euro e ai 150 mila euro nella misura rispettivamente del 5 per cento e del 10 per cento: una misura, secondo i dettagli trapelati ieri grazie all’Ansa sulla Relazione tecnica alla manovra, che porterà circa 3,8 miliardi di euro nelle casse statali nel triennio 2012-2014. Anche per andare incontro all’opposizione, inoltre, l’esecutivo starebbe valutando di introdurre una tassa una tantum, dell’1-2 per cento, sui capitali rientrati in Italia con lo scudo fiscale. Pure la Lega ha messo le mani avanti, seppure su un altro fronte: “La manovra non è blindata”, ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, “il Parlamento dovrebbe fare uno sforzo per azzerare i tagli previsti per gli enti locali”. Dall’Ocse è arrivata invece una promozione: l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, tramite il suo segretario generale Angel Gurría, ha espresso “soddisfazione per la manovra approvata dal governo italiano nel fine settimana”. In particolare sulle misure di aggiustamento fiscale che “rafforzeranno significativamente la sostenibilità del debito”. Bene anche le “liberalizzazioni nei mercati dei servizi e dei prodotti che contribuiranno a rafforzare il persistentemente basso tasso di crescita dell’economia italiana”.
Sul fronte sviluppo i dossier principali riguardano liberalizzazioni (anche delle professioni), privatizzazioni e deregulation sui contratti. Quest’ultimo aspetto in particolare, secondo gli analisti, avrà un impatto immediato: l’articolo 8 del decreto prevede, in sintesi, la contrattazione “alla Marchionne”, cioè contratti aziendali e territoriali validi erga omnes, con regole di prossimità in deroga alla contrattazione nazionale, dall’organizzazione del lavoro, agli orari, ai licenziamenti, purché non tocchino diritti fondamentali dei lavoratori e con il fine di “maggiore occupazione, qualità dei contratti di lavoro, emersione del lavoro irregolare, incrementi di competitività e di salario, gestione delle crisi aziendali e occupazionali, investimenti e all’avvio di nuove attività”. Una misura che consentirà alle imprese che già hanno attraversato un processo di ristrutturazione di reagire con maggiore rapidità ai cambiamenti della domanda globale. L’articolo 4 del decreto prevede invece che gli enti locali verifichino la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Sul fronte sviluppo i dossier principali riguardano liberalizzazioni (anche delle professioni), privatizzazioni e deregulation sui contratti. Quest’ultimo aspetto in particolare, secondo gli analisti, avrà un impatto immediato: l’articolo 8 del decreto prevede, in sintesi, la contrattazione “alla Marchionne”, cioè contratti aziendali e territoriali validi erga omnes, con regole di prossimità in deroga alla contrattazione nazionale, dall’organizzazione del lavoro, agli orari, ai licenziamenti, purché non tocchino diritti fondamentali dei lavoratori e con il fine di “maggiore occupazione, qualità dei contratti di lavoro, emersione del lavoro irregolare, incrementi di competitività e di salario, gestione delle crisi aziendali e occupazionali, investimenti e all’avvio di nuove attività”. Una misura che consentirà alle imprese che già hanno attraversato un processo di ristrutturazione di reagire con maggiore rapidità ai cambiamenti della domanda globale. L’articolo 4 del decreto prevede invece che gli enti locali verifichino la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
C’è anche un premio per incentivare le dismissioni dei servizi pubblici locali – esclusi quelli idrici, dopo il risultato del referendum. Si prevede infatti che una quota del Fondo infrastrutture, 500 milioni di euro fino al 2014, sia destinata a investimenti per i comuni più virtuosi su questo fronte. Sul piano liberalizzazioni, invece, si accelera in particolare sulle professioni regolamentate, che, fermo restando l’esame di stato, dovranno rispondere ai “principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta”.